Passeggiando nei viali della storia maestosa della nostra civiltà, il cammino delle parrocchie e dei suoi uomini e donne non può non tenere conto dei cambiamenti radicali della nostra epoca di paura e di rovesciamento delle sicurezze. L' Europa qui c' è, arroccata su una fortezza secolare. I giovani partecipanti, 39, hanno chiesto a gran voce o sussurrando di essere attori attivi, una maggiore dinamicità e un linguaggio più vicino a loro, anche attraverso la rete, ad una Chiesa che li coinvolga maggiormente e che non abbia paura di loro.  Desiderano dei pastori pieni di entusiasmo ed accoglienza vera che rappresentino loro con l’esempio l’amore di Dio al di là della formalità rituale. A Barcellona c’era anche l'Europa dell'Est con i suoi riti diversi, con i preti con al seguito le loro famiglie e i loro tanti figli. C' era Malta con il suo sole e il suo essere isola, paese da cui proviene il nuovo presidente del Cep per i prossimi anni. E c’era anche molto Friuli a rappresentare l'Italia. È curioso che, dopo una giornata nella Babele, si cerchi sempre il porto sicuro delle origini per trascorrere i momenti liberi " in famiglia", dove ci si capisce in Marilenghe e ci si sente uniti. Come in un Fogolar Furlan all’estero. Perché quando si è lontani da casa viene naturale parlare nella lingua del cuore. Il giovedì prima della partenza il gruppo ha potuto godere della visita guidata alla Sagrada Familia che come tutte le famiglie è in divenire e ha un progetto mirabile alle spalle. A guardare in alto per vedere dove finiscono le sue guglie si prova un senso di vertigine, come quando si guarda il cielo che però rimane la meraviglia irraggiungibile per l’uomo che lo contempla sperando di avvicinarlo un po'. Cinque giorni di valore e sospensione della vita normale che arricchiscono sempre molto. Un pieno di buona energia e pensieri edificanti da portare a casa, nelle famiglie e nelle parrocchie. Al Colloquio Europeo delle Parrocchie è sempre facile capire e mettere in pratica l’ecumenismo. Nella vita quotidiana no. Ma da Barcellona è giunta una voce di speranza che ha la forza di abbattere muri e confini. Non a caso ad inizio lavori la delegata al Consiglio D’Europa, Elisabeth Conreaux, ha parlato di speranza poggiandosi sui pilastri che avevano fatto nascere i valori europei, invitando a continuare il percorso senza perderli di vista, nelle nostre case, nelle nostre parrocchie e nei nostri paesi, continuando a testimoniare l’amore di Dio per ogni uomo che non può non partire dall’incontro. E’ questo il senso profondo di ogni Colloquio Europeo delle Parrocchie. Appuntamento fra due anni a Lviv, Ucraina. Profondo lontano Est che avrà molto da dire e da chiedere.

 

 

Biancamaria Gonano

Diario di Sala Madrassi

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